Roma, 24 febbraio 2026 – La debolezza del dollaro fa tremare le imprese italiane e spinge il governo a chiedere un cambio di passo nella politica monetaria europea. A lanciare l’allarme è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto oggi pomeriggio ai microfoni di Radio1Rai, durante “Il Pomeriggio”. “Abbiamo chiesto alla Bce di affrontare la situazione nella sua interezza”, ha detto Urso, mettendo in guardia sul vero pericolo per l’economia italiana: il crescente differenziale tra euro e dollaro.
Euro-dollaro, una spina nel fianco per le imprese
Per il ministro, la questione della debolezza del dollaro non è solo un problema di cambio. È un freno diretto alla competitività delle aziende italiane che esportano fuori dall’Europa. “Il vero peso che ci troviamo davanti – ha spiegato Urso – è proprio l’aumento del gap tra il valore dell’euro e quello del dollaro”. Una situazione che, secondo fonti del ministero, rischia di colpire soprattutto la manifattura e l’export agroalimentare, settori già sotto pressione negli ultimi mesi per via delle oscillazioni delle valute.
Nelle ultime settimane, il cambio euro-dollaro si è mantenuto stabilmente sopra 1,10, toccando punte vicine a 1,13. Un livello che, secondo gli analisti di Piazza Affari, penalizza i prodotti italiani sui mercati degli Stati Uniti e, in parte, anche in Asia. “Le nostre aziende – ha confidato un dirigente di Confindustria – sono costrette a rivedere i prezzi quasi ogni mese. Non è più sostenibile”.
Il governo spinge la Bce a cambiare rotta
Urso ha ribadito che il governo italiano chiede da tempo alla Banca Centrale Europea di adottare una linea più attenta alle esigenze dell’industria europea. “Abbiamo invitato la Bce a guardare la situazione per intero”, ha ricordato il ministro, riferendosi alle richieste già avanzate nei mesi scorsi nei tavoli europei. L’obiettivo è chiaro: meno rigidità sui tassi e più attenzione agli effetti delle decisioni monetarie sulle esportazioni.
Secondo fonti vicine al dossier, la questione sarà al centro della prossima riunione dell’Eurogruppo, prevista per la prima settimana di marzo. “Non possiamo permetterci di perdere terreno sui mercati per colpa del cambio”, ha spiegato un funzionario del Mimit. La posizione italiana trova appoggio anche in altri Paesi esportatori come Germania e Spagna, che nelle ultime settimane hanno manifestato preoccupazione per la forza dell’euro.
Imprese in allarme, serve una risposta urgente
Sul fronte delle imprese, la tensione è alta. “Un euro troppo forte rischia di mettere fuori gioco molte aziende di medie dimensioni”, ha ammesso il presidente di Confartigianato Marco Granelli. I dati Istat mostrano che nel quarto trimestre del 2025 l’export italiano verso gli Stati Uniti è cresciuto solo dello 0,8%, ben sotto la media annua superiore al 3% degli anni precedenti. Un rallentamento che molti attribuiscono proprio al cambio sfavorevole.
Le associazioni di categoria chiedono interventi rapidi: “Serve un tavolo fisso tra governo e Bce”, ha suggerito il direttore generale di Assolombarda, Alessandro Spada. Nel frattempo, alcune aziende stanno studiando nuove strategie: hedging valutario più aggressivo, diversificazione dei mercati, revisione dei contratti in valuta locale.
Una partita ancora aperta
La questione del dollaro debole resta un nodo cruciale che condizionerà le scelte economiche nei prossimi mesi. Il ministro Urso ha assicurato che il governo continuerà a “difendere le imprese italiane in tutte le sedi europee”. Solo allora – dicono alcuni osservatori – si vedrà se la Bce sarà pronta a rivedere la sua strategia o se le aziende dovranno adattarsi a un contesto valutario meno favorevole. Per ora, l’incertezza domina. E con lei, la pressione sulle esportazioni del made in Italy.
