Il mistero di Cinturrino: l’ex poliziotto accusato di omicidio e la difesa della polizia

Il mistero di Cinturrino: l'ex poliziotto accusato di omicidio e la difesa della polizia

Il mistero di Cinturrino: l'ex poliziotto accusato di omicidio e la difesa della polizia

Matteo Rigamonti

Febbraio 24, 2026

Milano, 24 febbraio 2026 – L’arresto di Carmelo Cinturrino, ex assistente capo della Polizia di Stato, accusato di omicidio volontario per la morte di Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo, ha scosso profondamente l’istituzione. Il Capo della Polizia, Vittorio Pisani, non ha usato mezzi termini nel commentare la vicenda, tracciando una linea netta tra chi indossa la divisa con onore e chi, invece, la tradisce. “Cinturrino? Un delinquente, non un poliziotto”, ha detto Pisani, sottolineando la volontà di “medicare la ferita” con la massima fermezza.

Polizia di Stato: nessuno sopra le regole

Il caso Rogoredo, che coinvolge Cinturrino e altri agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, è una prova dura per la Polizia di Stato. Pisani, intervenuto ieri a margine di una conferenza stampa in via Fatebenefratelli, non ha lasciato dubbi: “L’immagine vera è quella dei colleghi della questura di Milano. Dobbiamo essere un punto di riferimento per la comunità. La gente deve avere fiducia nel nostro lavoro”. Parole che suonano da monito, ma anche da rassicurazione per chi teme che episodi del genere possano intaccare la fiducia nelle forze dell’ordine.

Secondo la Procura, nella notte tra il 12 e il 13 febbraio, Cinturrino avrebbe sparato a Mansouri mentre tentava di scappare. Poi, sempre secondo l’accusa, avrebbe “piazzato” una pistola vicino al corpo della vittima. Se fosse vero, sarebbe un colpo durissimo ai principi dello Stato di diritto.

Chiara la risposta delle istituzioni

Pisani ha voluto mettere in luce il lavoro della Questura di Milano, che ha condotto senza esitazioni le indagini interne. “Nessun poliziotto può agire fuori dalle regole, sia quelle di legge che quelle etiche”, ha detto il Capo della Polizia. Un messaggio forte, soprattutto in un momento in cui l’opinione pubblica chiede trasparenza e responsabilità.

Ha ricordato che “lo Stato di diritto non è un concetto astratto: dobbiamo dimostrarlo tutti i giorni”. E ha aggiunto: “Il rispetto per la persona, la sua integrità e dignità è un dovere assoluto. Va garantito a tutti, anche a chi commette un reato”. Parole che arrivano mentre l’atmosfera intorno alla vicenda resta tesa, soprattutto tra chi vive nel quartiere e frequenta il boschetto.

Indagini e provvedimenti in arrivo

Le indagini – guidate dalla magistratura milanese e dalla Squadra Mobile – non si fermano a Cinturrino. Altri agenti sono finiti sotto la lente per aver taciuto o coperto quanto accaduto. Pisani ha annunciato che “a indagini concluse prenderemo i provvedimenti disciplinari necessari verso gli altri coinvolti”. Ha spiegato che l’attività interna non è partita subito per evitare di interferire con le indagini giudiziarie. Ora, con le cose più chiare, l’amministrazione si prepara a intervenire con decisione.

In via Fatebenefratelli, sede storica della Questura di Milano, il clima è teso ma collaborativo. “La trasparenza e il senso di responsabilità dei colleghi che hanno condotto le indagini sono un esempio per tutti”, ha sottolineato Pisani. “La forza della Polizia sta proprio nel saper fare chiarezza sul lavoro dei propri uomini, senza scuse”.

Rogoredo: tra paura e speranza

Nel quartiere Rogoredo – da anni segnato da spaccio e degrado attorno al boschetto – l’arresto ha scatenato reazioni contrastanti. Alcuni residenti si dicono sollevati per la fermezza mostrata dalla Polizia; altri temono che casi come questo possano far crescere la sfiducia nelle istituzioni. “Qui si vive con l’ansia di tutti i giorni”, racconta Marco, 47 anni, che abita a pochi passi dal parco. “Ma sapere che chi sbaglia paga, vale anche per chi porta la divisa”.

La vicenda resta aperta: nei prossimi giorni sono attesi nuovi sviluppi dalle indagini. Intanto, la Polizia di Stato prova a ricucire il rapporto con la città. Con una promessa chiara: nessuna tolleranza per chi tradisce il giuramento fatto davanti alla legge.