Roma, 24 febbraio 2026 – Settant’anni fa, il 23 febbraio 1956, la Terra fu travolta da una delle più forti tempeste di radiazioni solari mai registrate. Un evento che, secondo gli esperti, oggi causerebbe danni ben più gravi. Quel giorno, i livelli di radiazione salirono fino a 50 volte sopra la norma, mandando in tilt i sensori di tutto il mondo e creando problemi alle telecomunicazioni. All’epoca, senza satelliti in orbita, i danni furono limitati. Ma se una tempesta simile colpisse oggi, sarebbe un disastro per la tecnologia globale.
1956, il brillamento solare che fece tremare il mondo
A scatenare la tempesta fu un brillamento solare potentissimo, una violenta esplosione di materia causata dal rilascio improvviso di energia nei campi magnetici del Sole. “Metterebbe a serio rischio la nostra tecnologia”, ha spiegato all’ANSA Francesco Berrilli, fisico all’Università Tor Vergata di Roma e membro dell’Accademia dei Lincei. Berrilli avverte: se un evento così si ripetesse oggi, “centinaia di satelliti andrebbero distrutti o danneggiati. Ci vorrebbero anni per rimetterli in funzione”. Un pericolo concreto, visto quanto ormai dipendiamo dai satelliti per comunicazioni, navigazione e monitoraggio della Terra.
Un Sole in condizioni eccezionali
La tempesta del 1956 arrivò in un momento particolare. In quei giorni, il Sole era al picco del suo ciclo undecennale di attività, ma – sottolinea Berrilli – non era l’unico ciclo a influenzare la situazione. “Era anche al culmine di un altro ciclo molto più lungo”, spiega il professore. “L’attività solare era a livelli che non si sono più visti da allora”. Una combinazione rara, che ha reso quell’evento unico nella storia moderna. Eppure, gli scienziati avvertono che non servono esattamente le stesse condizioni per avere una nuova tempesta di simile forza.
Tempeste solari: imprevedibili e pericolose
Oggi gli scienziati cercano di migliorare le previsioni sulle tempeste solari, ma il margine d’errore è ancora alto. “Non possiamo prevedere eventi così con largo anticipo”, ammette Berrilli. Le previsioni si fermano a 24 o 48 ore prima, giusto il tempo per mettere in sicurezza i satelliti. Ma il rischio resta: “Statisticamente, una tempesta come quella del 1956 si può aspettare ogni 50 anni circa”, aggiunge il ricercatore. Il vero problema è che potrebbero arrivare tempeste ancora più forti.
Danni dal 1956 a oggi: una vulnerabilità crescente
Nel 1956, l’assenza di satelliti tenne i danni limitati alle telecomunicazioni terrestri. Oggi, invece, una tempesta così forte potrebbe mettere fuori uso reti elettriche, sistemi GPS, comunicazioni aeree e marittime. “Siamo molto più esposti rispetto a settant’anni fa”, ammette Berrilli. Le conseguenze sarebbero globali: blackout lunghi, perdita di dati, interruzioni nei servizi essenziali. Solo allora capiremo quanto fragile è la nostra tecnologia.
L’eredità scientifica di quell’uragano solare
Nonostante i rischi, la tempesta del 1956 ha dato un grande contributo alla scienza. “Ha confermato molte teorie sul vento solare”, ricorda Berrilli. Gli studiosi hanno potuto capire meglio come funziona il Sole e cosa scatena le sue eruzioni più violente. Un patrimonio prezioso, che oggi guida la ricerca verso nuove strategie di difesa e prevenzione.
Settant’anni dopo, quell’evento resta impresso nella memoria degli scienziati. E mentre il Sole continua il suo ciclo silenzioso sopra di noi, resta una domanda aperta: siamo davvero pronti ad affrontare la prossima grande tempesta?
