Molecole della vita: un viaggio nell’alba del Sistema Solare

Molecole della vita: un viaggio nell'alba del Sistema Solare

Molecole della vita: un viaggio nell'alba del Sistema Solare

Giada Liguori

Febbraio 24, 2026

Roma, 24 febbraio 2026 – Gli amminoacidi, quei piccoli mattoni che stanno alla base della vita sulla Terra, potrebbero non essersi formati dove pensavamo. Non in acque tiepide e ambienti tranquilli, ma in un contesto freddo e carico di radiazioni, ai margini del primo Sistema solare. È la sorprendente conclusione di uno studio pubblicato su PNAS, la rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti. A firmarlo è un gruppo di ricercatori della Penn State University, che hanno analizzato i campioni dell’asteroide Bennu, portati a Terra dalla missione Osiris-REx della NASA.

Amminoacidi nati nel gelo dello spazio

Il team si è concentrato sulla glicina, l’amminoacido più semplice, trovato in una piccolissima quantità – poco più di un cucchiaino di polvere – raccolta su Bennu. In particolare, hanno studiato un isotopo della glicina, cioè una versione leggermente diversa dell’atomo, con un diverso numero di neutroni nel nucleo. “La glicina si può formare in tante condizioni diverse ed è considerata un segnale importante della chimica che precede la vita”, ha spiegato Allison Baczynski, una delle autrici dello studio.

Che gli amminoacidi si trovino su asteroidi e comete fa pensare che alcuni ingredienti della vita si siano formati nello spazio, per poi arrivare sulla Terra primordiale. Se questa ipotesi fosse confermata, cambierebbe di netto il modo in cui pensiamo all’origine della vita sul nostro pianeta.

Bennu e Murchison, due storie a confronto

Per mettere alla prova questa idea, i ricercatori hanno messo a confronto i dati di Bennu con quelli del famoso meteorite Murchison, caduto in Australia nel 1969 e noto per la sua ricchezza di amminoacidi. Da questo confronto è venuto fuori che Bennu e Murchison si sarebbero formati in zone chimicamente molto diverse del Sistema solare. “Le molecole di Murchison sembrano nate in presenza di acqua liquida e temperature miti, mentre quelle di Bennu si sono formate su ghiaccio congelato, esposto a radiazioni, nelle zone più esterne del primo Sistema solare”, ha aggiunto Baczynski.

Ophélie McIntosh, coautrice dello studio, ha sottolineato come questa differenza offra nuovi spunti per capire l’ambiente in cui sono nati i primi composti organici. “I risultati ci mostrano una varietà di modi con cui gli amminoacidi possono formarsi, molto più ampia di quanto pensassimo”, ha detto la ricercatrice.

Un enigma da sciogliere

Un punto curioso riguarda le due forme speculari degli amminoacidi – come due mani, una destra e una sinistra. Su Bennu, queste mostrano valori di azoto molto diversi, un’anomalia che al momento non ha una spiegazione chiara. “Vogliamo continuare ad analizzare amminoacidi da altri meteoriti”, hanno dichiarato le ricercatrici della Penn State. L’idea è capire se queste differenze si trovano anche altrove o se Bennu è un caso unico.

La ricerca guarda avanti

La missione Osiris-REx ha aperto una nuova strada, permettendo di studiare per la prima volta campioni puliti e intatti provenienti da un asteroide. Questo dà agli scienziati una finestra diretta sulle condizioni chimiche all’alba del Sistema solare. I risultati finora ottenuti aprono nuovi scenari sull’origine extraterrestre dei mattoni della vita e sulla varietà dei processi che li hanno creati.

Secondo le prime analisi, la differenza tra Bennu e Murchison potrebbe essere solo l’inizio. “Vogliamo capire se gli altri campioni assomigliano a questi due o se c’è ancora più varietà nelle condizioni e nei modi in cui si formano gli amminoacidi”, hanno concluso le ricercatrici. Insomma, la corsa a scoprire le origini della vita è appena cominciata.