Un razzo di SpaceX provoca un sorprendente picco di litio nell’atmosfera

Un razzo di SpaceX provoca un sorprendente picco di litio nell'atmosfera

Un razzo di SpaceX provoca un sorprendente picco di litio nell'atmosfera

Giada Liguori

Febbraio 24, 2026

Berlino, 24 febbraio 2026 – Un’ondata di litio dieci volte più alta del normale è stata rilevata nei livelli alti dell’atmosfera terrestre il 19 febbraio 2025, sopra la Germania. Tutto è successo dopo il rientro di una parte di un razzo Falcon 9. A portare alla luce l’anomalia è uno studio pubblicato su Communications Earth & Environment, guidato da Robin Wing dell’Istituto Leibniz di Fisica Atmosferica. Gli effetti di questa presenza insolita di litio sono ancora un mistero, ma la scoperta mette in evidenza un aspetto poco considerato dell’inquinamento spaziale.

Lanci spaziali sempre più frequenti, l’inquinamento che avanza

Negli ultimi anni, i lanci nello spazio sono aumentati a ritmo serrato. Nel 2025, solo la società SpaceX di Elon Musk ha portato a termine oltre 165 lanci, un numero che batte di gran lunga ogni anno dal 2000 a oggi. Un dato che, avvertono gli esperti, non riguarda solo la sicurezza dei voli o la gestione dei detriti, ma rischia di cambiare la composizione chimica dell’atmosfera. “Si parla tanto dei detriti spaziali che cadono, ma poco delle conseguenze sull’ambiente atmosferico”, spiegano i ricercatori.

Litio in alta quota: una scoperta senza precedenti

Rilevare il litio tra i 100 e i 150 chilometri di quota è una novità assoluta. Normalmente, dicono gli scienziati, lì il litio è quasi inesistente. Eppure, quel 19 febbraio 2025, i sensori hanno registrato in pochi minuti un valore dieci volte superiore alla media. Un evento casuale, avvenuto proprio mentre la sezione del Falcon 9 stava rientrando. È stata la prima volta che si è potuto osservare direttamente questo tipo di inquinamento. “Non era mai successo prima”, ammette Robin Wing, “ci ha preso alla sprovvista”.

Quali rischi per l’atmosfera?

Le conseguenze di questo litio fuori posto sono ancora da capire. La fascia atmosferica coinvolta – tra i 100 e i 150 chilometri – è molto sottile e sensibile a cambiamenti chimici. Gli autori dello studio temono che, con il tempo, gli effetti possano sommarsi, soprattutto con l’aumento previsto delle costellazioni di satelliti. Solo Starlink di SpaceX potrebbe contare su altre 30mila unità nei prossimi anni.

Un campanello d’allarme per il cielo sopra di noi

Gli scienziati mettono in guardia: “Non sappiamo ancora cosa succederà nel lungo periodo”, spiega Wing. “Con sempre più lanci e rientri, la composizione dell’atmosfera potrebbe cambiare in modi che oggi non riusciamo a prevedere”. Il rischio è che si inneschino effetti a catena sul clima e sull’ambiente. Per ora, questa è la prima misurazione diretta e documentata, ma – avvertono i ricercatori – il fenomeno potrebbe essere più diffuso di quanto immaginiamo.

Serve una regola chiara per lo spazio

La scoperta riapre il dibattito su una regolamentazione più severa delle attività spaziali. Finora, l’attenzione si è concentrata sui detriti e sulle collisioni in orbita bassa. Ora però emerge con forza il problema dell’impatto ambientale dei lanci e dei rientri. “Ci vuole una riflessione comune”, dice un portavoce dell’Agenzia Spaziale Europea, “perché lo spazio non può essere un territorio senza regole”. Solo così – dicono – si potrà evitare che la corsa allo spazio lasci tracce indelebili anche sulla nostra atmosfera.