Cameron sfida Netflix nella corsa per l’acquisizione di Warner Bros

Cameron sfida Netflix nella corsa per l'acquisizione di Warner Bros

Cameron sfida Netflix nella corsa per l'acquisizione di Warner Bros

Giada Liguori

Febbraio 25, 2026

Los Angeles, 25 febbraio 2026 – Lo scontro sull’acquisizione di Warner Bros Discovery entra nel vivo. Da un lato ci sono Paramount e Skydance, dall’altro Netflix, e il tempo per chiudere l’accordo sta per scadere. A mettere ulteriore pressione è arrivato James Cameron, regista di “Avatar”, che ha scritto al senatore Mike Lee, presidente della sottocommissione antitrust di Capitol Hill, una delle autorità che dovranno decidere se l’operazione può andare avanti.

James Cameron contro l’acquisto di Warner Bros da parte di Netflix

Nella lettera, pubblicata da CNBC, Cameron non usa mezzi termini. Secondo lui, lasciare che Netflix metta le mani su uno degli studi più storici sarebbe “un colpo disastroso per le sale cinematografiche”. E rischierebbe di indebolire “una parte fondamentale del sistema di Hollywood”, con pesanti conseguenze per l’occupazione nel settore. “Il modello di Netflix è in netto contrasto con quello delle produzioni e delle sale, che danno lavoro a centinaia di migliaia di americani”, scrive il regista, sottolineando come la piattaforma segua logiche molto diverse rispetto agli studi tradizionali.

Cameron teme che, se l’acquisizione andrà in porto, i film destinati alle sale diminuiranno drasticamente. “Sarebbe un duro colpo per chi gestisce i cinema e per i loro dipendenti – decine di migliaia di persone – proprio in un momento delicato, in cui la produzione rischia di spostarsi tutta sullo streaming”, spiega. Per lui, la Warner Bros è uno degli ultimi grandi studi rimasti a Hollywood e una sua trasformazione così radicale potrebbe cambiare per sempre il settore.

La risposta di Netflix: “Le sale restano una nostra priorità”

Non si è fatta attendere la replica di Ted Sarandos, co-amministratore delegato di Netflix, che ha risposto con una lettera indirizzata sempre a Mike Lee. “Ho grande rispetto per Cameron e amo il suo lavoro”, ha premesso Sarandos, “ma la sua lettera non rispecchia la nostra vera posizione e il nostro impegno verso la distribuzione in sala dei film Warner”. Il manager ha ricordato che Netflix intende mantenere una finestra esclusiva di 45 giorni per la proiezione in sala prima che i titoli arrivino sullo streaming.

“Non è un’idea vaga o un semplice obiettivo da rivedere; è un impegno chiaro e preciso”, ha sottolineato Sarandos, citando anche un incontro avuto con Cameron il 20 dicembre 2025, pochi giorni dopo l’annuncio dell’accordo preliminare. “Ho spiegato tutto personalmente a Cameron e la nostra posizione è stata confermata anche davanti alla sottocommissione antitrust”, ha aggiunto.

Mark Ruffalo entra nel dibattito: “E le altre offerte?”

A complicare ancora di più la situazione è arrivato anche un intervento di Mark Ruffalo. Su Threads, l’attore ha lanciato una domanda diretta: “Quindi… il signor Cameron è contrario anche al potenziale monopolio che verrebbe se Paramount comprasse Warner? O solo a quello di Netflix?” Ruffalo ha detto che sarebbe interessante sentire cosa pensa il regista riguardo alle altre offerte. “Mike Lee è preoccupato anche per la vendita a Paramount? O solo per quella a Netflix? Siamo in tanti, centinaia di migliaia di filmmaker in tutto il mondo, che vorremmo saperlo”, ha scritto.

Il dibattito va oltre la semplice trattativa finanziaria. In gioco c’è il futuro del cinema americano – e non solo – tra modelli produttivi diversi e interessi opposti. C’è chi teme che lo streaming possa “mangiare” le sale, e chi assicura che il grande schermo resterà sempre centrale. Solo nelle prossime settimane, con le decisioni delle autorità antitrust e le mosse degli altri pretendenti, si capirà davvero dove andrà a finire Hollywood.