Carmelo Cinturrino e il mistero dei 5 mila euro in contanti: la sorprendente spiegazione della sua difesa

Carmelo Cinturrino e il mistero dei 5 mila euro in contanti: la sorprendente spiegazione della sua difesa

Carmelo Cinturrino e il mistero dei 5 mila euro in contanti: la sorprendente spiegazione della sua difesa

Matteo Rigamonti

Febbraio 25, 2026

Milano, 25 febbraio 2026 – Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato, ha ammesso davanti al giudice di essere responsabile dell’omicidio di Abderrahim Mansouri, avvenuto pochi giorni fa nella zona sud di Milano. Durante l’interrogatorio nel carcere di San Vittore, Cinturrino ha detto di aver agito “per paura” e ha chiesto scusa “a tutti quelli che si sono fidati di lui”. Ha però negato con forza ogni coinvolgimento in affari illeciti con i pusher di Rogoredo. Nella sua casa di Carpiano, in provincia di Pavia, gli investigatori hanno trovato e sequestrato 5 mila euro in contanti. “Mi servono per difendermi”, ha dichiarato, sostenendo che quei soldi gli sarebbero stati prestati per le spese legali.

I 5 mila euro trovati a casa e la versione di Cinturrino

Gli inquirenti hanno scoperto i 5 mila euro durante una perquisizione nell’appartamento che Cinturrino condivide con la compagna, Valeria B., portinaia in via Mompiani 1. Secondo l’assistente capo, quel denaro sarebbe stato raccolto “in questi giorni” per coprire i costi della difesa. Ma questa spiegazione non ha convinto del tutto gli investigatori, che stanno ancora cercando di capire da dove provenga davvero la somma. Nel frattempo, il poliziotto – 41 anni, soprannominato “Thor” dai colleghi per l’abitudine di nascondere un martello nelle maniche della divisa – sarà sottoposto all’esame del capello per verificare eventuali tracce di droga. I risultati sono attesi nei prossimi giorni.

L’omicidio e le indagini su possibili legami con i pusher

L’inchiesta, guidata dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia, non si limita all’omicidio. Si indaga anche su presunte complicità tra Cinturrino e alcuni spacciatori attivi tra Corvetto e Rogoredo. Secondo i verbali della Procura, almeno due colleghi – indagati per favoreggiamento personale e omissione di soccorso – hanno dichiarato di aver visto Cinturrino “prendere soldi e droga da tossici e pusher”. Un’accusa pesante, che lui respinge con forza: “Io sono pulito, non uso droghe e non ho mai fatto cose illegali”, ha detto davanti al giudice.

La pistola a salve e il martello nascosto nella divisa

Durante l’interrogatorio, Cinturrino ha raccontato anche della pistola a salve trovata nel suo armadietto al commissariato Mecenate. “Era un’arma giocattolo, non doveva essere tracciata”, ha detto, spiegando di averla trovata “prima del Covid” vicino al fiume Lambro e di averla tenuta nello zaino. Un dettaglio che aggiunge un altro elemento di mistero alla vicenda. I colleghi lo ricordano come un agente dal carattere difficile, soprannominato “Thor” proprio per quel martello che portava nascosto nelle maniche: un gesto che era diventato quasi un marchio tra le pattuglie della zona.

Le ombre sul passato e le testimonianze dei colleghi

Le ombre su Cinturrino non sono una novità. Secondo Il Fatto Quotidiano, già nel maggio 2024 un video lo mostrava mentre prendeva 20 euro dalla custodia del cellulare di un giovane tunisino fermato e poi assolto. In quell’occasione, il verbale firmato da Cinturrino fu definito falso dal giudice, ma nessun provvedimento disciplinare fu preso. “In commissariato si diceva spesso che non fosse una persona affidabile”, ha raccontato un collega agli inquirenti. “Io ho sempre detto all’ispettore di non stare con lui”.

Il clima teso in commissariato e le reazioni

Al commissariato Mecenate l’atmosfera è pesante. La compagna di Cinturrino lo difende: “Se ha sbagliato pagherà”, ha detto Valeria B., ricordando che spesso i dirigenti lo lodavano per gli interventi più pericolosi. Ma dopo l’arresto, molti colleghi hanno iniziato a parlare dei suoi metodi: “Quando i tossici non dicevano dove avevano soldi e droga, lui usava il martello”, ha raccontato un testimone. Altri hanno parlato di schiaffi dati ai pusher per avere informazioni o denaro. Solo ora, dopo l’arresto, queste voci sono venute fuori con chiarezza.

Il futuro dell’inchiesta e la famiglia della vittima

Il giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro dovrà decidere sulla richiesta di custodia cautelare avanzata dalla Procura. Nel frattempo, continuano gli accertamenti sui rapporti tra Cinturrino e alcuni spacciatori della zona sud di Milano. La famiglia di Mansouri, intanto, si dice indignata dalle scuse rivolte soltanto alla polizia: “Che faccia tosta: non si è degnato nemmeno di chiederle a noi”, hanno commentato i parenti. L’indagine resta aperta su più fronti: dalla provenienza dei contanti alle eventuali coperture dentro il commissariato. Nei prossimi giorni si capirà se le accuse avranno riscontri concreti o resteranno solo sospetti destinati a svanire.