Corallo: un legame tra Italia e Tunisia, workshop a Torre del Greco sulla filiera sostenibile

Corallo: un legame tra Italia e Tunisia, workshop a Torre del Greco sulla filiera sostenibile

Corallo: un legame tra Italia e Tunisia, workshop a Torre del Greco sulla filiera sostenibile

Matteo Rigamonti

Febbraio 25, 2026

Torre del Greco, 25 febbraio 2026 – Oggi a Torre del Greco si sono incontrati istituzioni, centri di ricerca e imprese provenienti da Italia e Tunisia per il workshop internazionale “Il corallo come ponte di cooperazione nel Mediterraneo”. L’evento, voluto dagli organizzatori, vuole segnare l’inizio di una nuova alleanza strategica per proteggere e valorizzare il corallo. L’obiettivo è chiaro: costruire una filiera etica, circolare e sostenibile. A chiudere la giornata, la firma di un Protocollo d’Intesa che ufficializza l’impegno congiunto verso un modello di collaborazione transfrontaliera.

Italia e Tunisia uniti dal corallo: la firma del Protocollo

La sala conferenze del Museo del Corallo, in via Benedetto Cozzolino, era già piena dalle 9.30. C’erano volti noti dell’artigianato locale, i ricercatori dell’Institut National des Sciences et Technologies de la Mer di Tunisi, rappresentanti del Consorzio Corallo e Cammeo Torrese, del Cluster Big (Blue Italian Growth) e della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Tutti insieme per parlare di ecosistemi marini, tracciabilità e innovazione. “Il corallo fa parte della nostra storia, ma rischia di diventare solo un ricordo se non agiamo insieme”, ha detto a chiare lettere Giovanni Esposito, presidente del Consorzio Corallo.

Il momento clou è arrivato poco dopo mezzogiorno: la firma del Protocollo d’Intesa tra i principali protagonisti italiani e tunisini. Un documento che impegna le parti a portare avanti progetti di ricerca comuni, corsi di formazione per artigiani e giovani, e standard condivisi per una pesca sostenibile. “Solo una filiera trasparente può dare un futuro al settore”, ha rimarcato Leila Ben Youssef, portavoce del Cluster Maritime Tunisien.

Le sfide sul tavolo: clima e pesca illegale

Al centro del dibattito ci sono le difficoltà che accomunano le due sponde del Mediterraneo. Il degrado degli habitat marini, spinto dai cambiamenti climatici, mette a rischio le colonie di corallo rosso. Secondo i dati della Stazione Zoologica Anton Dohrn, negli ultimi dieci anni il Golfo di Napoli ha perso il 30% delle aree adatte alla crescita del corallo. “Non possiamo più permetterci prelievi selvaggi”, ha ammesso il biologo marino Francesco Romano.

Altro punto caldo è la lotta alla pesca illegale e l’urgenza di una maggiore tracciabilità. Qui entra in gioco la tecnologia. “Stiamo testando sistemi basati su blockchain per certificare ogni passaggio della filiera”, ha spiegato Marta Di Lorenzo, responsabile innovazione di ForMare. Un modo per proteggere sia i consumatori sia gli artigiani onesti.

Ricerca e formazione: il cuore della collaborazione

Il workshop ha messo in luce anche progetti pilota per la mappatura dei fondali e il restauro degli habitat danneggiati. Ricercatori italiani e tunisini hanno presentato i primi risultati delle campagne congiunte: “Abbiamo individuato nuove zone dove il corallo può essere reintrodotto in sicurezza”, ha raccontato il dottor Ali Mansouri dell’INSTM.

Non solo scienza. L’accordo prevede anche corsi di formazione rivolti a giovani e donne delle comunità costiere. “Vogliamo trasmettere competenze artigianali che rischiano di andare perdute”, ha confidato Maria Grazia Russo, maestra orafa di Torre del Greco. L’idea è creare nuove opportunità economiche senza mettere a rischio la sostenibilità.

Il corallo come patrimonio: cultura e sviluppo locale

La giornata si è chiusa con un confronto tra amministratori locali e rappresentanti delle imprese. Il sindaco di Torre del Greco, Luigi Mennella, ha ricordato che il corallo è “un simbolo identitario che può diventare motore di sviluppo”. Dello stesso avviso i delegati tunisini: “La cooperazione è l’unica via per proteggere il nostro patrimonio comune”, ha ribadito Ben Youssef.

Il Protocollo d’Intesa firmato oggi è il primo passo concreto verso una filiera del corallo più giusta e trasparente. Un modello che punta a coniugare tutela ambientale, innovazione tecnologica e rilancio delle economie costiere. Solo così – come hanno sottolineato in molti – il corallo potrà tornare a essere davvero un ponte tra le culture del Mediterraneo.