Dazi e incertezze: cosa aspettarsi dalle nuove procedure di importazione negli Stati Uniti

Dazi e incertezze: cosa aspettarsi dalle nuove procedure di importazione negli Stati Uniti

Dazi e incertezze: cosa aspettarsi dalle nuove procedure di importazione negli Stati Uniti

Matteo Rigamonti

Febbraio 25, 2026

New York, 25 febbraio 2026 – La Corte Suprema degli Stati Uniti ha cancellato, con una sentenza dello scorso venerdì 20 febbraio, i cosiddetti dazi reciproci (Ieepa) varati dall’amministrazione Trump nell’aprile 2025. Una decisione che potrebbe aprire la strada ai rimborsi per le aziende che li hanno già pagati. A spiegarlo è Lucio Miranda, presidente di ExportUsa, società di consulenza specializzata nell’ingresso sul mercato americano, in un’intervista ad Adnkronos/Labitalia. La sentenza, che entrerà in vigore tra due settimane salvo colpi di scena o nuovi interventi della Corte, segna un cambio netto nelle relazioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa, anche se restano molti dubbi sulle procedure da seguire.

Dazi Ieepa annullati: cosa cambia per le imprese

Secondo Miranda, la decisione della Supreme Court of the United States (Scotus) mette un punto fermo: “I dazi Ieepa devono essere approvati dal Congresso”. In pratica, quelle misure decise solo dall’esecutivo, senza passare dal Parlamento, non hanno più valore. Però, altri dazi restano in vigore: “Quelli imposti con la Section 232, che colpiscono acciaio, alluminio e rame, e quelli della Section 301, soprattutto contro le importazioni dalla Cina”, precisa Miranda.

Nel frattempo, gli operatori sono in attesa. “Si apre un periodo di incertezza sulle modalità di importazione negli Stati Uniti”, ammette il presidente di ExportUsa. Le aziende aspettano ora che la Customs and Border Protection (CBP) americana pubblichi i nuovi regolamenti e aggiorni i sistemi informatici doganali.

Trump rilancia: nuove mosse in vista

Non si è fatta attendere la risposta dell’ex presidente Trump. Come previsto, ha annunciato l’intenzione di tornare a imporre i dazi cancellati, ma usando altri strumenti legali. “Si parla della Section 232 del Trade Expansion Act del 1962 e della Section 301 del Trade Act del 1974”, spiega Miranda. Questi strumenti non richiedono il via libera del Congresso, ma serviranno alcune settimane di lavoro preparatorio, due o tre mesi.

Non solo. Tra le opzioni sul tavolo ci sono anche le quote import relative: un sistema già noto, usato ad esempio per i formaggi europei, che permette di importare a dazio normale fino a una certa quantità, poi scattano tariffe extra. “È una soluzione già familiare agli esportatori italiani”, aggiunge Miranda.

Dazio per tutti? La carta della Section 122

Un altro fronte riguarda l’ordine esecutivo annunciato da Trump per imporre un dazio extra generalizzato su tutte le importazioni negli Usa, senza distinzione di paese. La base sarebbe la Section 122 del Trade Act del 1974. “Questa norma dà al Presidente il potere di imporre restrizioni temporanee – come dazi fino al 15% – per far fronte a deficit gravi e ampi della bilancia dei pagamenti americana”, spiega Miranda.

Questa misura può scattare in fretta e durare fino a 150 giorni, senza bisogno di indagini lunghe. Per prolungarla, però, servirebbe l’ok del Congresso. “Va detto che la Section 122 non è mai stata usata dal 1974 a oggi”, ricorda il presidente di ExportUsa.

Rimborsi in vista: come muoversi

Per le aziende italiane ed europee che hanno già pagato i dazi Ieepa ora cancellati, si apre la strada per chiedere i rimborsi. “Bisogna raccogliere tutte le Entry Summary emesse dalla dogana americana, con la prova del pagamento dei dazi”, spiega Miranda. Dal 6 febbraio 2026, i rimborsi vengono fatti solo tramite bonifici elettronici su conti correnti negli Stati Uniti.

Gli esperti raccomandano di agire in fretta: i tempi per presentare ricorso potrebbero essere brevi e le procedure non sono ancora chiare. In attesa dei dettagli dalla CBP, molte aziende restano in stand-by.

Export italiano in bilico: attesa e prudenza

La sentenza della Corte Suprema segna un momento importante per i rapporti commerciali transatlantici. Eppure, il quadro resta incerto. “Solo quando saranno pronte le nuove regole si potrà capire l’impatto reale sulle esportazioni italiane”, conclude Miranda. Intanto, tra gli operatori c’è molta cautela e attenzione per i prossimi sviluppi normativi.