Furti con il pos: come proteggersi dalla nuova minaccia tra la folla

Furti con il pos: come proteggersi dalla nuova minaccia tra la folla

Furti con il pos: come proteggersi dalla nuova minaccia tra la folla

Matteo Rigamonti

Febbraio 25, 2026

Milano, 25 febbraio 2026 – Furti digitali sempre più sofisticati mettono in allarme: il rischio che il portafoglio si svuoti in pochi secondi, senza accorgersene, è reale? Negli ultimi mesi, in Italia, sono aumentate le segnalazioni di presunti furti con carte contactless. Ladri armati di un piccolo POS portatile si avvicinerebbero alle tasche o alle borse delle vittime, spesso in mezzo alla folla, per prelevare denaro con micro-transazioni che non richiedono il PIN. Ma quanto è concreta questa minaccia? E come difendersi dai cosiddetti “ladri 2.0”?

Furti con POS contactless: come funzionano davvero

L’Unione Nazionale Consumatori (UNC), nel progetto “Care – Conosci, scegli, proteggi” finanziato dal Mimit, spiega che i pagamenti contactless si basano sulla tecnologia NFC (Near Field Communication). In pratica, la carta e il POS comunicano solo se sono a pochi centimetri di distanza. È quel gesto comune di appoggiare la carta sul terminale, senza inserirla.

Molti si chiedono: è davvero possibile che un ladro avvicini un POS alla nostra carta senza che ce ne accorgiamo? “Sì, tecnicamente può succedere”, ammettono all’UNC, “ma la probabilità che l’operazione riesca è molto bassa”. Più probabile che il furto avvenga se il ladro mette le mani sulla carta stessa.

Quando il furto può funzionare

I tentativi di furto avvengono soprattutto in luoghi affollati: mezzi pubblici, code alle casse, eventi. Il ladro digita sul POS una cifra sotto i 50 euro – soglia sotto la quale non serve il PIN – e avvicina il terminale alla tasca o alla borsa della vittima. Sembra facile, ma servono diverse condizioni.

Innanzitutto, nel portafoglio deve esserci una sola carta contactless. Se ci sono altre tessere con chip NFC – come badge aziendali, tessere della metro o carte fedeltà – il POS rileva più segnali e blocca la transazione. Inoltre, oggetti metallici come monete o chiavi creano interferenze che disturbano il segnale. Il tempo per completare la transazione è breve: circa 30 secondi per avere la conferma. E ancora: il POS deve essere praticamente a contatto con la carta; se questa è in una tasca interna o in uno scomparto profondo della borsa, il furto diventa quasi impossibile.

“Non è così semplice come mostrano i video online”, ha spiegato Massimiliano Dona, presidente dell’UNC. “Serve una serie di coincidenze e un po’ di abilità”.

Come proteggersi: consigli pratici

Nonostante la difficoltà tecnica, gli esperti suggeriscono alcune precauzioni. Prima di tutto, attivare le notifiche via SMS o app bancaria anche per le transazioni contactless di piccolo importo. Così si può intervenire subito in caso di movimenti sospetti. “Se arriva una notifica per una spesa che non avete fatto”, consiglia Dona, “contattate subito la banca per bloccare la carta”.

Un aiuto concreto arrivano anche i portafogli schermati, che isolano le carte da letture indesiderate. Si trovano facilmente in negozi e online, con prezzi tra i 10 e i 30 euro. Alcuni preferiscono invece usare il wallet digitale sullo smartphone: Android e Apple permettono di caricare le carte sul telefono, lasciando a casa quelle fisiche. In questo modo, nessuno può fare acquisti senza sbloccare il dispositivo con PIN o riconoscimento facciale.

La consapevolezza è la miglior difesa

Alla fine, la vera protezione è restare vigili. I ladri digitali puntano sulla distrazione e sulla scarsa attenzione ai movimenti bancari. “Non c’è bisogno di allarmarsi”, ha detto un funzionario della Polizia Postale di Milano. “I casi reali sono rari e spesso legati a furti tradizionali del portafoglio”. Però, qualche accortezza in più non guasta.

In attesa che la tecnologia migliori – magari con limiti più stretti sulle micro-transazioni – resta fondamentale controllare i propri conti e non ignorare i piccoli segnali d’allarme. Perché, anche nel mondo digitale, come nella vita reale, prevenire è meglio che curare.