Barcellona, 25 febbraio 2026 – Arriva dagli scarti dei gusci di gamberi e granchi un nuovo materiale biodegradabile che promette di diventare una valida alternativa alla plastica tradizionale. La scoperta, pubblicata su Nature Communications, è frutto del lavoro di Javier Fernández e del suo team all’Istituto di Bioingegneria della Catalogna, in collaborazione con l’Università di Tecnologia e Design di Singapore. L’obiettivo è chiaro: affrontare l’emergenza ambientale causata dall’inquinamento da plastica, senza rinunciare alle qualità che l’hanno resa così diffusa.
Dallo scarto dei crostacei nasce un materiale rivoluzionario
Al centro della ricerca c’è il chitosano, un polimero naturale ricavato dagli esoscheletri dei crostacei. Da tempo studiato come possibile sostituto della plastica, finora il suo tallone d’Achille era l’impermeabilità: non riusciva a tenere l’acqua fuori come i materiali sintetici. La svolta è arrivata quasi per caso. I ricercatori hanno scoperto che il nichel, legandosi al chitosano, ne cambia la struttura e lo rende capace di respingere l’acqua.
“Abbiamo visto che il contatto con alcuni metalli può modificare profondamente il comportamento del materiale”, ha detto Fernández durante una conferenza stampa a Barcellona. “Il chitosano con nichel si trasforma a contatto con l’acqua, diventando impermeabile ma mantenendo la sua biocompatibilità”.
Dal laboratorio alla produzione su larga scala
Lo studio mostra che il nuovo materiale può essere lavorato in pellicole sottili che si adattano attivamente all’acqua quando si bagnano. Questo non solo garantisce l’impermeabilità, ma conserva anche la capacità di biodegradarsi del chitosano. E c’è di più: la produzione può essere facilmente estesa su scala industriale senza produrre nuovi scarti.
“Per tanto tempo abbiamo pensato che i materiali dovessero restare inerti per funzionare”, ha spiegato Fernández. “Ora sappiamo che possono migliorare proprio grazie a come interagiscono con l’ambiente”. Una prospettiva che, secondo il team, potrebbe aprire la strada a nuovi materiali più sostenibili.
Il problema della plastica e la ricerca di soluzioni
La plastica ha conquistato ogni settore in poco più di un secolo, grazie alla facilità con cui si produce e alla sua resistenza all’acqua. Proprio questa sua forza ha reso però difficile trovare alternative altrettanto efficaci ma meno dannose per l’ambiente. Negli ultimi anni sono stati fatti molti tentativi, dal PLA ai biopolimeri vegetali, ma nessuno ha risolto davvero il problema dell’impermeabilità senza ricorrere a processi costosi o chimici.
Il chitosano arricchito di nichel potrebbe cambiare le carte in tavola. I ricercatori assicurano che per produrlo non servono solventi tossici né alte temperature. Inoltre, usando gli scarti dell’industria alimentare, come i gusci di gamberi, si riduce anche la pressione sulle risorse naturali.
Tra opportunità e sfide da affrontare
Non mancano però le incognite. Il nichel fa sorgere qualche dubbio sulla sicurezza, soprattutto in caso di contatto prolungato con alimenti o pelle. Fernández ha rassicurato: “Stiamo conducendo test approfonditi per escludere ogni rischio. La quantità di metallo è minima e ben fissata nella struttura del materiale”.
Le prime applicazioni potrebbero riguardare imballaggi usa e getta e rivestimenti biodegradabili per alimenti. “Abbiamo già iniziato a parlare con alcune aziende del settore packaging”, ha rivelato uno dei ricercatori. I tempi per vederlo sul mercato sono ancora incerti: serviranno altri controlli e il via libera delle autorità competenti.
Una sfida aperta per il futuro della plastica
La strada verso una plastica davvero sostenibile è ancora lunga. Ma la scoperta del team catalano offre un segnale concreto per ripensare i materiali che useremo domani. “Non si tratta solo di copiare la plastica”, ha concluso Fernández, “ma di imparare dalla natura come adattarsi e dialogare con l’ambiente”. Un cambio di passo che potrebbe segnare una svolta nella lotta contro l’inquinamento da plastica.
