Napoli, 25 febbraio 2026 – Il cuore destinato a Domenico Caliendo, il bambino morto dopo un trapianto al Monaldi di Napoli, è stato trasportato in un contenitore per bibite. Sì, proprio uno di quelli che si usano in spiaggia o in campeggio. Una foto del contenitore, pubblicata oggi da Il Mattino e ora agli atti dell’inchiesta, mostra un oggetto comune, lontano anni luce dai costosi box termici da 7 mila euro acquistati dall’ospedale e mai usati. Dietro a tutto questo, sembra esserci la mancanza di formazione dei tecnici sull’uso del contenitore hi-tech: a Bolzano, dove è stato prelevato l’organo, nessuno aveva seguito il corso necessario.
Omicidio colposo, sette indagati al Monaldi
La procura di Napoli, guidata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, indaga per omicidio colposo. Al momento, sette sanitari del Monaldi sono iscritti nel registro degli indagati. Ma la posizione di due infermiere di Bolzano è ancora in esame e potrebbe complicarsi nelle prossime ore. Il contenitore improvvisato, sequestrato dai carabinieri, è diventato il simbolo di una serie di errori e negligenze che la magistratura sta cercando di ricostruire passo dopo passo.
Ospedali in guerra: accuse incrociate e nuovi dettagli
A Bolzano, i medici hanno segnalato al Ministero della Salute le difficoltà incontrate con i colleghi napoletani, arrivati – secondo loro – senza le forniture e gli strumenti necessari. Dal Monaldi, però, la risposta non si è fatta attendere: “La questione del ghiaccio secco era nota”, dicono fonti interne. Nel frattempo, la madre di Domenico, Patrizia Mercolino, ha consegnato ai pm una registrazione audio della scorsa settimana. Nella traccia si sente il cardiochirurgo Guido Oppido ammettere di aver parlato “per disperazione”, dopo aver dato il via libera a un nuovo intervento solo il giorno prima. Oppido sostiene di aver ricevuto un “ok cuore” via chat prima dell’espianto dell’organo malato, ma altri membri dell’équipe negano che quella comunicazione sia mai arrivata.
La dottoressa Farina nel mirino: formazione al centro dell’inchiesta
La dottoressa Gabriella Farina, responsabile dell’équipe a Bolzano e assistita dagli avvocati Dario Gagliano e Anna Ziccardi, dovrà spiegare davanti ai magistrati vari aspetti. In particolare, dovrà chiarire perché i colleghi non sono stati formati sull’uso dei box termici e sulla gestione del ghiaccio secco. Come riporta il Corriere della Sera, la differenza tra ghiaccio normale e ghiaccio secco non è da poco: il primo è acqua ghiacciata (zero gradi), il secondo è anidride carbonica solida, con temperature che scendono almeno a -78°C, prodotta tramite appositi Dry-Ice box.
Ghiaccio secco, un rischio sottovalutato nel trasporto degli organi
Il ghiaccio secco si usa per la sua grande capacità di raffreddare e per creare un’atmosfera ricca di anidride carbonica, che abbassa l’umidità e rallenta la crescita batterica. Ma non va bene per trasportare organi umani: le temperature troppo basse possono danneggiare i tessuti, “bruciandoli” letteralmente. “Non si può confondere con il ghiaccio normale”, spiegano gli esperti, sottolineando che serve sempre usare guanti protettivi. Eppure, dalle prime ricostruzioni, nessuno dei sanitari napoletani avrebbe messo in dubbio l’uso del ghiaccio secco proposto da Bolzano. Un dettaglio che apre nuovi interrogativi sulla preparazione del personale coinvolto.
Un caso che scuote la sanità: si attendono nuove audizioni
L’inchiesta va avanti tra testimonianze che non coincidono, chat da analizzare e documenti sequestrati. Il clima tra Napoli e Bolzano resta teso. Ogni dettaglio viene passato al setaccio. La famiglia Caliendo cerca risposte. “Vogliamo solo capire cosa è successo davvero”, ha detto la madre di Domenico ai cronisti fuori dalla procura. Nei prossimi giorni sono previste nuove audizioni. Solo allora, forse, si potrà capire se una serie di errori evitabili ha davvero compromesso il destino del piccolo.
