Omeopatia e trapianto: il dramma di una sorella e il prezzo della salute

Omeopatia e trapianto: il dramma di una sorella e il prezzo della salute

Omeopatia e trapianto: il dramma di una sorella e il prezzo della salute

Matteo Rigamonti

Febbraio 25, 2026

Firenze, 25 febbraio 2026 – Una donna di 38 anni, malata di lupus eritematoso sistemico, ha dovuto affrontare un trapianto di rene donato dal fratello dopo aver smesso di seguire le cure prescritte. Tutto è iniziato quando ha deciso di interrompere i farmaci su consiglio di un medico omeopata di Firenze. La vicenda, partita nel 2015 e conclusasi con una sentenza del Tribunale civile di Firenze, ha condannato il medico a risarcire i danni subiti dalla paziente. Una storia che riapre il dibattito sui rischi delle terapie alternative, soprattutto quando si sostituiscono ai trattamenti medici tradizionali.

Da Roma a Pisa, poi la scelta dell’omeopatia

La donna era seguita all’ospedale Bambin Gesù di Roma e poi al Polo ospedaliero di Pisa, dove le erano stati prescritti farmaci immunosoppressori per tenere sotto controllo la sua malattia autoimmune. Nel marzo 2016, su consiglio del fisioterapista che l’aveva assistita a Roma, si è rivolta a un medico di base fiorentino, anche specializzato in omeopatia. L’incontro avviene l’11 marzo, nel suo studio in via della Scala, poco dopo le 10 del mattino.

Il medico, secondo quanto riportato negli atti, le avrebbe promesso una “guarigione completa” a patto di sospendere tutti i farmaci convenzionali. “Non solo bloccano la guarigione, ma fanno male all’organismo”, le avrebbe detto, così come raccontato dalla donna. Una promessa che si è rivelata fatale.

Sospensione dei farmaci e il peggioramento della malattia

Nei mesi successivi, la donna, che vive a Empoli, ha iniziato a ridurre gradualmente le medicine. A maggio 2016 ha smesso del tutto, affidandosi solo ai rimedi omeopatici prescritti dal medico. Ma invece di migliorare, i suoi sintomi sono peggiorati tra estate e autunno. Solo a febbraio 2017, dopo mesi di sofferenza e senza risultati dalle cure alternative, è tornata al Polo ospedaliero di Pisa per riprendere la terapia.

Purtroppo, era troppo tardi. Nel 2018 ha iniziato la emodialisi trisettimanale al centro nefrologico di Careggi. A gennaio 2019 è arrivata la notizia più dura: serviva un trapianto di rene da donatore vivente. Il fratello minore si è offerto subito. L’intervento è andato bene, ma le ferite restano, sia sul corpo che nell’anima.

Il giudice e le motivazioni della sentenza

Il medico omeopata ha detto che la decisione di smettere i farmaci era stata tutta della paziente. Ma il giudice Massimiliano Sturiale non gli ha dato credito. Nella sentenza, depositata venerdì scorso, si legge chiaramente: “È provato il legame diretto tra la sospensione dei farmaci e la riacutizzazione della malattia cronica”.

Decisiva è stata la perizia medico-legale. Gli esperti hanno confermato che abbandonare le terapie convenzionali ha causato il peggioramento della malattia e la necessità del trapianto. Il risarcimento sarà calcolato tenendo conto delle conseguenze permanenti sulla salute della donna.

Gli avvocati Gabriele Melani e Francesco Alagna, che hanno seguito la paziente, hanno sottolineato che “la responsabilità del medico è stata accertata senza dubbi”. Il risarcimento dovrà coprire i danni fisici, ma anche quelli morali e psicologici subiti dalla donna e dalla sua famiglia.

Reazioni e il nodo delle terapie alternative

La vicenda ha subito acceso il dibattito tra medici e associazioni di pazienti. “Le terapie alternative non possono prendere il posto di quelle validate dalla scienza”, ha detto il professor Marco Bianchi, nefrologo a Pisa. “Questo caso mostra quanto sia pericoloso abbandonare i farmaci senza parlarne con gli specialisti”.

Anche l’Ordine dei Medici di Firenze ha annunciato l’apertura di un procedimento disciplinare contro il medico coinvolto. Intanto, la donna, oggi stabile grazie al trapianto e alle cure riprese, ha confidato ai suoi legali: “Spero che nessuno debba passare quello che ho vissuto”.

Una storia che riporta al centro la responsabilità dei medici e la tutela di chi, fragile, si trova davanti a scelte difficili e promesse troppo facili.