Rogoredo: scuse e follia, il dramma di Carmelo Cinturrino davanti al gip

Rogoredo: scuse e follia, il dramma di Carmelo Cinturrino davanti al gip

Rogoredo: scuse e follia, il dramma di Carmelo Cinturrino davanti al gip

Matteo Rigamonti

Febbraio 25, 2026

Milano, 25 febbraio 2026 – Davanti al giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro, nel carcere di San Vittore, Carmelo Cinturrino – assistente capo della polizia, 46 anni, originario di Catania – ha ammesso la sua responsabilità per la morte di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso il 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo. “Chiedo scusa, quella sera ho perso la testa”, ha detto l’agente durante l’interrogatorio di convalida, come riferito dal suo avvocato, Piero Porciani. Il caso, che ha scosso profondamente le forze dell’ordine milanesi, resta al centro delle indagini della Procura.

Cinturrino si confessa: “Ho sbagliato, chiedo scusa”

Dopo oltre tre settimane in carcere, Cinturrino si è presentato davanti al gip con un atteggiamento che il suo legale ha definito “provato e pentito”. “Dovevo far rispettare la legge, invece ho sbagliato. Chiedo scusa a tutti quelli che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia”, ha detto attraverso una dichiarazione scritta affidata al suo avvocato. Durante il colloquio, l’assistente capo ha spiegato di aver agito “per paura”, ma ha negato con forza di aver mai chiesto soldi ai pusher della zona. “Non ha mai preso un centesimo da nessuno”, ha ribadito Porciani ai giornalisti fuori da San Vittore.

La notte di Rogoredo: spari e bugie

Secondo le prime ricostruzioni, la sera del 26 gennaio Cinturrino ha sparato a Mansouri durante un’operazione nel cosiddetto “boschetto dello spaccio” di Rogoredo, noto per il traffico di droga. Subito dopo il colpo fatale, l’agente avrebbe inscenato una legittima difesa, posizionando accanto al corpo una pistola a salve. “Quello che è successo dopo è stato un errore”, ha ammesso il difensore, spiegando che l’arma era già nello zaino dell’agente da tempo. Un altro poliziotto, indagato per favoreggiamento, avrebbe poi portato la pistola in commissariato: secondo Porciani, “non poteva non sapere” dove sarebbe finita.

Quattro agenti indagati per favoreggiamento

Oltre a Cinturrino, sono quattro gli agenti sotto indagine per favoreggiamento nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Milano. In uno dei verbali raccolti, un collega ha descritto l’assistente capo come “un pazzo, non sta bene”, raccontando che si sarebbe precipitato sul corpo di Mansouri subito dopo lo sparo. “Io, correndo, ho visto a terra un oggetto che non sembrava una pistola”, ha detto agli investigatori. Sempre secondo questa testimonianza, Cinturrino avrebbe più volte detto di voler “prendere Zack” – il soprannome di Mansouri tra i poliziotti – e dopo il colpo avrebbe detto: “Ho sparato in testa a Zack”. Ai colleghi avrebbe anche detto di aver chiamato i soccorsi, ma questa versione è stata smentita dagli accertamenti.

Niente tangenti: la versione di Cinturrino

Nei giorni scorsi erano circolate voci secondo cui Cinturrino avrebbe chiesto il pizzo ai pusher del Corvetto e di Rogoredo in cambio di una sorta di lasciapassare per lo spaccio. Versione seccamente smentita dall’agente e dal suo avvocato: “Non è mai successo”, ha assicurato Porciani. Sulla stessa linea anche la madre di Cinturrino, che insieme al figlio si sarebbe recata in chiesa a pregare per la vittima e la sua famiglia.

Il capo della Polizia: “Chi sbaglia paga”

Ieri il capo della Polizia, Vittorio Pisani, ha usato parole nette nei confronti dell’assistente capo: “Che Cinturrino venga cacciato sono d’accordo, ma un delinquente non è chi sbaglia, è chi delinque. E chi sbaglia paga”, ha riportato Porciani citando il prefetto. Il clima tra gli agenti del commissariato di Rogoredo resta teso. Molti parlano di “sconcerto” e “delusione”. Solo così si potrà ricostruire la fiducia tra cittadini e forze dell’ordine in una delle zone più difficili della città.

Foto copertina: Carmelo Cinturrino, l’agente di polizia arrestato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri (ANSA/Andrea Fasani)