Washington, 25 febbraio 2026 – Ieri sera al Congresso, durante il suo atteso discorso sullo Stato dell’Unione, Donald Trump ha ribadito con forza la sua posizione sull’Iran: “Non permetterò mai all’Iran di avere l’arma nucleare“. Parole decise, pronunciate davanti a un’aula spaccata, mentre fuori dal Campidoglio la tensione politica restava alta. Tornato alla Casa Bianca da poco più di un mese, il presidente ha scelto di affrontare subito la questione della sicurezza globale, sottolineando la volontà di “risolvere la questione con la diplomazia”, ma senza lasciare spazio a dubbi sulla linea rossa tracciata da Washington.
Trump accende i riflettori sulla minaccia nucleare iraniana
Nel cuore del discorso, Trump ha puntato il dito contro Teheran, accusando il regime degli ayatollah di aver già messo a punto missili capaci di minacciare “l’Europa e le nostre basi all’estero”. Una dichiarazione che ha suscitato reazioni immediate tra i parlamentari, soprattutto tra i democratici, molti dei quali hanno scosso la testa o parlottato tra loro. Ma il presidente non si è fermato qui: “Stanno lavorando a missili che presto potranno raggiungere gli Stati Uniti”, ha aggiunto, senza però entrare nei dettagli né mostrare prove.
Fonti della Casa Bianca riferiscono che il riferimento è a recenti rapporti dell’intelligence americana, che segnalano un’accelerazione nei programmi balistici iraniani. Tuttavia, nessun documento ufficiale è stato reso pubblico nelle ultime settimane. La tensione tra Washington e Teheran resta alta, con il rischio di nuove escalation in Medio Oriente.
Diplomazia sì, ma con mano ferma
Trump ha detto di preferire “la via diplomatica”, ma ha subito ricordato che “tutte le opzioni restano sul tavolo”. Frase che si è sentita spesso in passato, ma che oggi, con la guerra in Ucraina ancora in corso e le tensioni nel Mar Rosso, suona più pesante. “Non possiamo permettere che l’Iran metta a rischio la sicurezza mondiale”, ha aggiunto, guadagnandosi l’applauso dei repubblicani.
Dietro le quinte, funzionari del Dipartimento di Stato confermano contatti riservati con partner europei e alleati mediorientali. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione su sanzioni e scambio di informazioni. “La priorità è evitare un conflitto aperto”, ha detto un diplomatico americano a margine della seduta. Ma molti osservatori temono che la possibilità di un accordo stia lentamente sfumando.
Europa in allerta: reazioni e preoccupazioni
Le parole di Trump hanno avuto subito eco anche in Europa. A Bruxelles, fonti della Commissione europea hanno espresso “preoccupazione per una possibile escalation”, sottolineando l’importanza di mantenere aperti i canali diplomatici. In Francia e Germania, i ministeri degli Esteri hanno confermato il sostegno all’accordo sul nucleare iraniano (JCPOA), pur ammettendo che “la situazione resta fragile”.
A Londra, il Foreign Office ha invitato tutte le parti alla “massima prudenza”. Secondo analisti britannici, un irrigidimento della posizione americana potrebbe spingere Teheran a rilanciare la sua sfida nucleare. “L’Iran si sente sotto assedio – spiega Michael Stephens, esperto di sicurezza mediorientale – e potrebbe reagire in modo imprevedibile”.
Missili e uranio: il dossier che preoccupa
Negli ultimi mesi, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), l’Iran avrebbe aumentato le scorte di uranio arricchito oltre i limiti stabiliti dall’accordo del 2015. Teheran nega di voler costruire una bomba atomica, ma ammette di voler “rafforzare le proprie difese”. Sul fronte missilistico, i test condotti tra dicembre e gennaio hanno aumentato i timori occidentali.
Il Pentagono segue la situazione con attenzione. “Siamo pronti a difendere i nostri alleati”, ha detto il portavoce John Kirby in un briefing notturno. Nessuna conferma, però, sulle eventuali contromisure militari.
Crisi aperta: cosa succederà ora?
Resta da vedere se la linea dura di Trump spingerà verso nuovi negoziati o invece bloccherà tutto. Gli esperti invitano alla prudenza. “Il rischio di errori di valutazione è molto alto”, avverte Suzanne Maloney della Brookings Institution. Intanto, a Teheran, il portavoce del governo ha definito le parole del presidente americano “provocatorie”, ribadendo che “l’Iran non cederà alle minacce”.
La partita è ancora aperta. Solo nelle prossime settimane capiremo se prevarrà la diplomazia o se la crisi rischia di precipitare in scenari più pericolosi.
