Trump: l’Iran brama un accordo più di quanto lui stesso desideri

Trump: l'Iran brama un accordo più di quanto lui stesso desideri

Trump: l'Iran brama un accordo più di quanto lui stesso desideri

Matteo Rigamonti

Febbraio 25, 2026

Washington, 25 febbraio 2026 – “L’Iran vuole un accordo più di quanto lo voglia io“. Parole nette, senza giri di parole, quelle di Donald Trump, ex presidente degli Stati Uniti e candidato repubblicano, rivolte ai principali giornalisti americani durante un incontro informale a Washington, poche ore prima del suo atteso discorso sullo Stato dell’Unione. Una frase che ha subito acceso il dibattito tra esperti di politica e diplomazia, riportando al centro dell’attenzione la questione nucleare iraniana e le possibilità di dialogo tra Washington e Teheran.

Trump rilancia la sfida all’Iran

Seduto in una sala appartata del Willard InterContinental, a due passi dalla Casa Bianca, Trump ha risposto alle domande dei cronisti con il suo solito stile diretto e spiazzante. “Loro hanno più bisogno di un’intesa di quanto ne abbiamo noi“, ha detto, riferendosi ai negoziati sul programma nucleare iraniano, che negli ultimi mesi hanno subito un brusco stop. Fonti vicine all’ex presidente spiegano che l’obiettivo è mostrare fermezza in vista delle elezioni di novembre. Ma anche lanciare un messaggio chiaro a Teheran: niente concessioni senza garanzie concrete.

Le parole di Trump arrivano in un momento delicato. Da settimane, le trattative tra Stati Uniti e Iran sono bloccate su alcuni punti cruciali, come il controllo internazionale degli impianti nucleari e la revoca delle sanzioni economiche. “Non ci faremo mettere sotto pressione“, ha aggiunto Trump, sottolineando che la linea dura resta il suo marchio di fabbrica.

Reazioni da Teheran e in Europa

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. In serata, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Nasser Kanaani, ha replicato con toni duri: “Non accettiamo ultimatum da nessuno“. L’agenzia Irna ha riportato come il governo iraniano chieda ancora la rimozione delle sanzioni come condizione indispensabile per ogni accordo.

A Bruxelles, invece, le parole di Trump hanno suscitato preoccupazione. Fonti diplomatiche europee parlano di una nuova escalation verbale che rischia di complicare ulteriormente la situazione. “Serve responsabilità da tutte le parti“, ha detto un funzionario della Commissione Ue che segue da vicino il dossier nucleare. L’Unione Europea, che negli ultimi anni ha cercato di mediare tra Washington e Teheran, teme che una nuova crisi possa vanificare gli sforzi fatti finora.

Il dibattito negli Stati Uniti

In patria, le parole dell’ex presidente hanno scatenato reazioni contrastanti. I democratici lo accusano di strumentalizzare la questione iraniana per scopi elettorali. “Sta giocando col fuoco per raccogliere consensi“, ha detto la senatrice Elizabeth Warren. Dall’altra parte, i repubblicani più vicini a Trump lodano la sua fermezza. “Solo con questo approccio si ottengono risultati“, ha commentato Lindsey Graham.

Secondo alcuni analisti, la mossa di Trump serve a rafforzare l’immagine di leader forte in politica estera. Ma resta il dubbio: l’Iran è davvero pronto a tornare al tavolo delle trattative senza condizioni favorevoli?

Il nodo delle sanzioni e il futuro delle trattative

Al centro dello scontro ci sono le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti dopo il ritiro unilaterale di Washington dall’accordo sul nucleare nel 2018. Da allora, l’economia iraniana ha subito un duro colpo: inflazione alle stelle, valuta in caduta libera e proteste sempre più frequenti.

Un rapporto del think tank americano Council on Foreign Relations sottolinea come “l’Iran abbia bisogno urgente di un allentamento delle sanzioni per evitare una crisi sociale“. Però, fonti diplomatiche americane fanno sapere che la Casa Bianca non intende tornare indietro senza impegni chiari e verificabili da parte di Teheran.

Tutti gli occhi sul discorso di Trump

In questo clima teso, cresce l’attesa per il discorso che Trump terrà davanti al Congresso nelle prossime ore. Secondo indiscrezioni di CNN e New York Times, il tema Iran sarà centrale nel suo intervento. “Sarà un momento decisivo per capire le reali intenzioni della sua amministrazione in caso di vittoria alle elezioni“, spiega David Sanger, esperto di politica estera.

Solo allora – forse – si capirà se quella frase davanti ai giornalisti è stata una provocazione o l’avvio di una nuova fase nei rapporti tra Stati Uniti e Iran. Nel frattempo, sia a Washington che a Teheran, si resta con il fiato sospeso.