Venezia, 6 giugno 2024 – Un gruppo di attivisti pro Palestina ha fatto irruzione ieri pomeriggio, poco dopo le 17, durante un incontro sulle prospettive di pace in Medio Oriente all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Hanno impedito all’ex parlamentare del Partito Democratico, Emanuele Fiano, di prendere la parola. L’episodio, avvenuto nell’aula Mario Baratto, ha scatenato reazioni immediate tra i presenti e nel mondo politico e accademico, riaccendendo il dibattito sulla libertà di espressione nelle università italiane.
Protesta e tensione interrompono il dibattito
Secondo testimoni e organizzatori, la conferenza, promossa dall’associazione “Sinistra per Israele – Due Popoli, Due Stati”, doveva essere un momento di confronto tra studenti, docenti e politici. Ma già all’ingresso dell’aula, alcuni studenti hanno esposto cartelli e urlato slogan contro il sionismo, interrompendo più volte gli interventi. “Ho cercato in tutti i modi di andare avanti”, ha detto Fiano, visibilmente scosso a fine evento. “Ma loro continuavano a parlare e a diffondere falsità su di me. Il loro modo di fare è fascista: chi non la pensa come loro non deve parlare”.
Il peso della storia familiare
Fiano, figlio di Nedo Fiano – sopravvissuto ad Auschwitz e testimone della Shoah – ha affidato all’Ansa parole cariche di dolore: “Sono scioccato da quello che è successo. Impedire a qualcuno di parlare è fascismo. L’ultima volta che hanno cacciato un Fiano da un luogo di studio è stato nel ’38, con mio padre”. Un chiaro richiamo alle leggi razziali fasciste che colpirono la sua famiglia. “Noi eravamo lì a parlare di pace, di ingiustizie, di sofferenze e di violenza. Chi non vuole sentire queste cose, la pace non la vuole”, ha aggiunto, uscendo dall’aula tra sguardi tesi.
La risposta delle istituzioni
La ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, ha espresso solidarietà a Fiano con una nota diffusa in serata: “Quando si blocca un dibattito in un’università si ferisce la democrazia nel suo cuore. Il confronto è la linfa di ogni comunità libera. Zittire qualcuno significa spegnere una parte di libertà che riguarda tutti”. Bernini ha ribadito che le università devono restare “luoghi aperti, dove le idee si incontrano, non si scontrano” e ha invitato tutte le istituzioni a difendere la libertà di parola e di pensiero.
L’associazione: “Ancora violenza politica”
Anche l’associazione organizzatrice ha condannato quanto accaduto: “Era un dialogo per la pace, un sostegno al percorso tra due popoli”, si legge in una nota diffusa online da “Sinistra per Israele – Due Popoli, Due Stati”, di cui Fiano è segretario. “È l’ennesimo episodio di violenza politica contro chi da sempre lavora per la pace e la soluzione del conflitto in Medio Oriente”. Secondo loro, la protesta ha bloccato ogni possibilità di confronto costruttivo.
Scontri e discussioni fuori dall’aula
Fuori dall’aula, poco dopo le 18, alcuni studenti hanno discusso animatamente con i docenti. “Non volevamo bloccare il dialogo, ma denunciare una posizione che per noi è inaccettabile”, ha detto uno dei manifestanti, che ha preferito restare anonimo. Nel cortile dell’università, una ragazza con una kefiah sulle spalle raccoglieva volantini sparsi a terra. Un professore, uscendo da una porta laterale, ha commentato a bassa voce: “Così si rischia solo di costruire muri ancora più alti”.
